II – IL TITOLO DI “MARCHESE”
È quello di “marchese”, un antico titolo di signoria o dominio. Sembra derivi da “Marca”, cioè “contado” e i suoi limiti o territori, custoditi da un capitano dal titolo, derivato, di “marchese”.
Il cavalier Del Bue, nella sua opera “Dell’origine dell’araldica” lo fa derivare da “marchia”, voce gotica o germanica o longobarda, che traduciamo appunto con “marca”.
Alcuni dicono che fosse dignità da annoverarsi fra quelle “reali”, cioè procedenti dal Papa – come sovrano – o dall’Imperatore. Comunque, fino a metà del XX secolo valse quanto ne scrisse i Moroni = «Anticamente il titolo di marchese suonava grandezza, nobiltà vera, dinotando una podestà sublime, conservatrice e noveravasi i marchesi d’una città tra’ principi sovrani». E di ciò danno testimonianza alcuni, tutt’ora viventi sul declinar del secondo millennio, che conobbero il padre della nostra protagonista.
Il Muratori, nelle “Dissertazioni sulle antichità italiane” ne tratta (VI): “Degli antichi marchesi d’Italia…”, studiandone le origini e afferma essere Marcha o Marchia parola tedesca che significava il confine di uno stato di cui i marchesi erano i custodi, con qualità di comandare ad un’intera provincia e i “conti” erano loro sottoposti quali governatori delle città.
In un editto dell’815, Lodovico I, detto “il Pio”, parla «de ea portione Hispaniae quae a nostris marchionibus in solitudinem redacta fuit».
E sembra proprio che furono gli imperatori franchi a istituire la dignità di marchesi, in varie parti di Italia, dopo l’anno 800 = anno dell’incoronazione di Carlo Magno. Forse i Patrizi ne godettero già il titolo in Siena poiché Patrizio Patrizi ne (… segue)

