condusse il senato romano in Bisanzio, che per lui prese il nome di Costantinopoli». Tuttavia vi sono autori, come il Piazza, che parlano di nobili famiglie romane tra le prime a seguire il Vangelo e come successivamente i discendenti occuparono i grandi edifici di Roma antica, ad es. gli Orsini a Castel s. Angelo, i Frangipane al Colosseo, i Pierleoni e poi i Savelli al Teatro di Marcello ecc.
Nel medioevo si andarono costituendo “i principi romani” che non ricevevano l’investitura dal Papa, né gli prestavano giuramento – come avveniva negli stati feudali rispetto al monarca – ma si tramandavano la giurisdizione di padre in figlio e partecipavano, per diritto, alle solenni cavalcate o cortei dei Pontefici e nelle sacre funzioni, o “cappelle”, di questi.
La famiglia PATRIZI rientrerà poi – come diremo – nella “nobiltà romana” e a vario titolo, ma non è da ritenersi – malgrado la leggenda del miracolo della “Madonna della neve”, di S. Maria Maggiore, nomini un “patrizio” – che risalga ai patrizi dell’antica Roma. Essi sono, invece, «d’un’antichissima famiglia» di Siena “Civitas Virginis”, illustre sotto vari aspetti e con discendenti qualificatesi nel servizio della Chiesa, della cultura, del Papato (come si dirà più oltre)… e divenendo marchesi nel 1640 sotto il pontificato di Urbano VIII (Matteo Barberini, 1623-1644) per mezzo del breve apostolico Romanus Pontifex Altissimi Regum Regis (27/4/1640), conferiva a Bernardino Naro, capitano del corpo scelto delle “Lancie spezzate”, del predetto Papa, la qualifica di “marchese”, con precedenza su altri marchesi (tranne quelli cosiddetti “di baldacchino” i quali, in Roma, erano “primari”, potevano innalzare nei loro palazzi un certo “baldacchino” all’ingresso e godevano le prerogative dei principi. «In seguito poi la famiglia [Naro] fu considerata come dei marchesi di baldacchino, e per parentela di adozione ne ereditarono le prerogative i nobili Patrizi». E in Roma furono solo quattro tali famiglie = i Theodoli, i Cavalieri, i Costaguti e i Naro-Patrizi. (… segue)

