interamente la creazione, direzione e conduzione dell’esercito pontificio e quanto riguardava la guerra, così «il papa liberò se stesso e tutti gli altri ecclesiastici della sua corte da ogni ingerenza su questi affari cotanti estranei alla vocazione religiosa…».
Questa “militar congregazione” dovette darsi immediatamente da fare «per accrescere sino al numero di 4.000 i soldati di cavalleria e per armare la fanteria con picche recentemente fabbricate, con fucili ed armi da fuoco e da taglio…». Tuttavia le condizioni fra i due eserciti erano impari e già mentre fervevano tali preparativi, giunse notizia in Roma, che a Faenza l’armata pontificia aveva avuto la peggio.
Lo stesso papa Pio VII, come è noto, fu catturato malamente nel palazzo pontificio al Quirinale e condotto prigioniero verso la Francia. Giunto a Siena fu ospitato nel palazzo dei marchesi Flavio e Angelo Chigi, per conto dell’arcivescovo di Siena. Nel frattempo Monsignor Odescalchi, dei duchi di Bracciano, fece da Nunzio al pontefice, supplendo al Segretario di Stato e presiedendo a tutti gli affari ecclesiastici.
Alla vigilia di Pentecoste del 1798 vi fu in Siena un terribile terremoto, così il Papa lasciò la città e si recò a Firenze dove dimorò nella Certosa dal 1 giugno, per quasi dieci mesi. Trasferito poi, a forza, in Francia morì a Valenza (= Valence) il 29 agosto del 1799 perdonando i suoi nemici e pregando per loro.
Frattanto la città di Roma aveva sofferto un grande spoglio e il popolo era assai agitato per la partenza del papa. Il cardinale della Somaglia – di cui parleremo – Vicario del Papa, era rimasto in Roma e con visite alle parrocchie e una lettera pastorale “ad hoc” riuscì a placare gli animi. (… segue)

