o raggiunto dai “famigliari” della casa pontificia, cioè da quelli della sua corte e da quanti erano addetti alla cura della sua persona, che lo «accompagnarono nelle dura prigionia di cinque anni, balzato qua e là dal dominatore della Francia», cioè da Napoleone. Tra essi il marchese Giovanni Patrizi, futuro e primo senatore di Roma. Il papa ritornerà a Roma soltanto il 24 maggio 1814. Le belle e commoventi lettere del marchese Patrizi ai famigliari rimasti a Roma furono poi raccolte e pubblicate in volume. Ma già al tempo delle tristi vicissitudini di Pio VI, il padre di Giovanni, il marchese Francesco Naro-Patrizi (sposo – come si disse – di donna Porzia), fratello del cardinale Benedetto Naro (di cui pure si è già parlato) fu coinvolto nella difesa dei territori pontifici e della città di Roma dopo la restaurazione papale.
Il Muratori, negli “Annali d’Italia” ci racconta che agli inizi del 1798 quando l’esercito dei repubblicani francesi, comandato dal Berthier, marciava minaccioso verso Roma, «Pio VI, mettendo tutta la sua confidenza in Dio, radunò più volte i cardinali. In una di queste consulte di stato dove intervennero venti porporati, oltre i due prelati Caleppi e di Pietro, esaminassi la gran quistione se veramente si dovesse sostenere la guerra o trattare la pace, e fu con quattordici voti decisa la guerra, però in via difensiva. Istituì poi il papa, secondo i consigli del maresciallo Colli, una congregazione permanente, composta di persone laiche da cui dipender dovessero interamente i militari negozi.
Erano compresi in questa i generali Gaddi e il connestabile Colonna, il colonnello Colli, i marchesi Massimo, Patrizi ed Ercolani». A questa “congregazione” fu affidata (… segue)

