cardinale Costantino Patrizi, che morì il 17 dicembre 1876 ed è sepolto nella Basilica di San Giovanni in Laterano dove, nella navata di sinistra, è ben visibile, per terra, una grande lapide in sua memoria. Aveva lasciato tutto ai poveri.

d) GENTILUOMINI A SERVIZIO DEL PAPA

Si è visto come, mediante i Naro, al tempo di Urbano VIII ascritti alla nobiltà romana col titolo di marchese, anche i Patrizi, già di antica e illustre famiglia senese, ne vennero a far parte. Il che fu poi confermato al tempo del Pontefice Benedetto XIV (Lambertini, che fu papa dal 1740 al 1758) come stabilito nella sua Bolla Urbem Romam che stabilì quali prove autentiche occorressero per tale riconoscimento di “nobiltà”, cioè i famosi “quattro quarti”, padre, madre, avi ed ave, tanto di lato paterno che materno, appartenente a «famiglie vissute “in splendore et juribus nobilitatis», espressioni che in pratica corrispondono al more nobilium, per il corso di cento anni…» e i Patrizi ben superavano tale lasso di tempo e le altre condizioni. Quindi oltre al titolo di “Marchesi di baldacchino”, il capo di casa o primo fra i discendenti, ricoprì fino al tempo di Paolo VI (Montini) l’incarico di “Vessillifero” (di cui si è già accennato), mentre altri membri facevano parte di diritto della “Guardia nobile”. Queste presero il posto dei cosiddetti “Cavalleggieri”, stabiliti da papa Sisto IV (della Rovere, 1471-1484) oltre alla “Guardia svizzera”, e ciò avvenne al tempo di Pio VII (Chiaramonti, 1800-1823) che fece una riforma economica del “palazzo apostolico”, confermando le guardie svizzere e facendo succedere le guardie nobili ai “cavalleggieri”.

Quando Pio VII fu deportati dai francesi il 6 luglio del 1809, fu seguito (… segue)