fu rinomato archeologo cristiano e a cui tanto si deve per la conoscenza delle catacombe e della chiesa antica. Questi raccolse un’ingentissima biblioteca, già del Collegio Capranica e molti cimeli. Morto anch’esso, la nostra Luigia Carlotta sposò il conte Vimercati, di Milano e si ritirò ancor più a vita privata e devota, continuando ad abitare a Roma. Nel marzo 1857 stava ormai morendo. La vigilia di san Giuseppe ricevette l’estrema unzione e disse al cardinale Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX, «di quanta consolazione sarebbe stato in questi estremi una visita dell’Em.mo Vicario di Sua Santità, il Cardinale Patrizi», con cui c’era un legame di famiglia essendo egli figlio – come si è già detto – di Cunegonda di Sassonia, della stessa famiglia, dunque, del suo primo marito.
Il Cardinale Patrizi venne presso la nobile inferma e «le impartì la benedizione nell’articolo della morte, dielle a baciare le piaghe del Crocifisso, e le disse parole di santa consolazione, che l’agonizzante mostrò di gradire in gran maniera. Vedendola il Cardinale precipitare agli estremi, non gli diè il cuore di abbandonarla, ma fermassi cogli altri, e volle assisterla fino all’ultimo respiro». Questa agonizzante, dopo alcune ore di dolore, affermò decisa e con chiarezza che offriva “tutto per Gesù” e poi, postasi inclinata alquanto sul lato destro, spirò soavemente. Perciò il Cardinal Vicario e quanti altri assistettero a questa morte, ne rimasero commossi ed edificati e dicevano a gara che «la Principessa Luisa Carlotta era morta, come una santa».
Dopo questo tenero racconto, torniamo alla biografia del nostro (… segue)

