I – COSA È LA “NOBILTÀ”?
Cos’è la “nobiltà”? Oggi ben pochi lo sanno… ben poco ne resta e non sempre “autentica”.
Dante, nel suo “Convivio” cercò l’origine del vocabolo “nobile”, e negò che derivasse dal latino “noscere” (= conoscere), facendolo derivare piuttosto da “non vile” (cioè non comune, non ordinario) e dal merito. Infatti non pochi nell’antichità attribuivano maggior valore alla nobiltà ottenuta col merito che a quella derivata semplicemente dalla discendenza da una serie di antenati.
Il Moroni, celebre autore, a cavallo tra il XVIII e XIX secolo, delle “Erudizioni ecclesiastiche”, così commenta in un tempo in cui la nobiltà vigeva ancora:
«Una nascita illustre tuttavia, e le altre eventualità della fortuna, molto contribuiscono a stabilire e sostenere una grande riputazione personale, perché pongono l’uomo in circostanze favorevoli di mettere in attività il suo ingegno».
Tale può dirsi il caso della nostra protagonista e di molti di coloro che la precedettero nella famiglia… e di cui parleremo.
Un altro autore relativamente antico ritiene che “nobile” sia il titolo proprio di gentiluomini di primordine, resi partecipi della sovranità su un territorio concesso loro in dominio aristocratico o, comunque, di famiglie cospicue nelle repubbliche. Sotto questo profilo, di partecipe della cosa pubblica va ricordato che il predicato di nobile patrizio deriva dal Senato di Roma e “patrizi” erano i discendenti dei senatori. Ma l’ordine patrizio fu poi accolto anche dalle altre città d’Italia quando si reggevano a forma di repubbliche aristocratiche.
Il già citato Moroni riporta una affermazione perentoria di un tal Amidenio che esclude la possibilità che i nobili patrizi siano discendenti dai senatori romani «perché Costantino (… segue)

