14 Agosto 1962
Badrutt’s
Palace Hotel
St. Moritz
Mina carissima,
Ricevo la lettera tua dal treno, che mi interessa e dà tanta gioia. Grazie per le belle e dolci cose che dici e per l’affetto tuo, grande, di sempre.
Spero tanto tu ti trovi bene ora e contenta del tuo soggiorno a Ischia. Attendo notizie da lì. Le mie di qui già te le ho mandate e sono giornate di pace e semplicità tra la bellezza di questi monti.
Così al Gernetto, la dolcezza che tu ami e chiami “indicibile” non è che la dolcezza della semplicità, la purezza dell’Essenziale, cercato e tenuto nell’animo, scevro di sovrastrutture, è una scheggia piccolissima di quell’Amore immenso che si riversa e riflette nelle cose; e sulle persone più vicine e care particolarmente.
Quello che tu, “particolarmente” ami di me, è quello che io amo “particolarmente”, in tutte le creature e le cose create: la vita di Dio; quel gesto Suo creatore che si prolunga nell’esistenza delle cose, nel loro nascere e morire, e che, nell’uomo, diventa libero amore, libera ricerca e ritrovarsi della creatura e del Creatore! Ed è un cercarsi vero; un ritrovarsi vero; un amarsi vero, tra due esseri reali e vivi: uno che è vita, l’altro che la riceve, ed ha, ed usa. Ecco quei fiori nascono, ad abbellire il mondo; a servire al loro scopo, nello ambito della natura loro, e del loro ciclo; ed ecco ancora più abbelliscono il mondo, e si ingigantisce quasi il loro esistere, se diventano oggetto di amore, volutamente trasmesso; quando una creatura umana annette loro un significato, spesso non totalmente traducibile, in parole: allora, la natura delle cose e lo spirito dell’uomo quasi si sposano in un unico gesto! E non è forse questo ciò che avviene nel vivere tutto dell’uomo? Egli forse non usa delle cose e della natura…? per tanti scopi, in verità; ma nell’uomo cosciente e pensante, in un animo inquirante; non si possono, forse, sommare il ripetersi di gesti e di usi, del vivere nel singolo essere degli istanti, non si può forse sommare tutto ciò, in un atto unico di amore per quell’Essere, che prima o poi si ritrova e conosce (si scopre quasi)… nel bosco… e dal quale siamo fatti affinché Lo amiamo?
Potrei dirti con Socrate, (fossi agnostica e non lo sono), comunque, “quale senso più vero di questo si potrebbe vedere nella vita?”. Cogliere un fiore e dare ad esso un significato… cogliere un’immagine e tradurla in arte; cogliere un sentimento, fra tanti, e trasformarlo in ideale; cogliere un gesto di amore e trasformarlo e trasmetterlo in vita… non è sempre quel dare e ricevere; cercare e trovare, tendere, ed essere in quiete, proprio dell’amore? E non è questo forse il moto più intimo e più proprio dello spirito umano?
Oh Mina cara, quanto amo, quanto amo; è nel mio vivere, nel mio pensare, e non ci si nasce; lo si scopre Dio… ricordi, da bambina amavo la natura; poi l’arte, che è la natura intima delle cose espressa quale l’uomo la vive in sé; poi gli uomini, e le creature umane, e il loro esistere: l’archeologia, la storia, … “i grandi perché?”… la filosofia… le spiegazioni dell’uomo all’esistere e all’Essere; le spiegazioni, infine, di Dio stesso: la teologia; la Rivelazione; il Cristo; la certezza del Cristo! E poi indietro, la scoperta di Cristo nello uomo; la scoperta, nell’arte, di Dio, e nella natura: la strada percorsa all’andata si può ripercorrerla al ritorno… ma perché questo? (… segue)




