14 Agosto 1962
Badrutt’s
Palace Hotel
St. Moritz

Quando si è trovato l’Essenziale, il Sovrabbondare della Gioia, la semplicità dell’unità, nell’armonia, non si può rinunciarvi ma dedicarsi solo ad accrescerlo. Il volto di Dio, per quanto poco Lo si conosca, è troppo bello perché vi si possa rinunciare… e perché? Per quale follia, per quale giuoco o inganno l’uomo dovrebbe ergersi a divinità di sé stesso, conoscendo bene i propri limiti angusti, le proprie miserie e incertezze effimere. Tutto va bene se questo non si conosce, o non si conosce altro al di fuori di sé; ma se il vivere ti ha mostrato i confini stretti della tua “autonomia” di creatura limitata, che per un attimo si finge eterna, e autosufficiente; se poi hai scoperto, con certezza estrema, l’Altro e il vivere Suo in te, nell’uomo e nel creato tutto, come non far vivere, la tua, nella Sua vita? E la Vita del Cristo ti accompagna ovunque: nella tua vita di sposa e madre, di uomo, o fanciullo,… come Cicerone diceva della “cultura”: è propria di ogni tempo e luogo: “addescentiam aliit; senectutem, sequet” e potremmo aggiungere, (cosa che non si può della cultura umana,) (sempre finitissima rispetto allo Assoluto Sapere) “aeterinatatem facit”. Questo è del Cristo!

Mina adorata, ma guarda come siamo andati lontani: è una apertura d’animo, un’altra testimonianza, vivissima, di amore, di stima, di fiducia! È un dono anche questo, come è un dono, bellissimo, sapere che mi leggi ed ascolti e senti quello che dico e vivo, per quella vita che mi desti… un giorno. Guarda che apertura d’ali!… per quanto piccolo il volo, come quello dei passerotti che da poco lasciano il nido, è immenso in confronto alle “pappe da bambino”; al latte preso da creatura appena venuta alla vita! Eppure tutto questo, e il pensare e l’amare, tutto era in germe ed è del mistero dello uomo, della Volontà di Dio.

Come non ringraziarti della vita che mi hai dato? Come non ringraziarti dell’amore che l’ha nutrita, che l’ha condotta alle soglie del suo essere maturo e da solo? Chi ha guidato i primi passi, ascoltato le prime parole? Tu, mia madre, carissima sopra ogni altra; tu donna, anche tu parte di un mistero, di una vita, di una Volontà: come i fiori e chi li coglie e il significato che si vuol dar loro. Si possono lasciare dove sono; si possono cogliere e buttare. Quanto ti voglio bene! Per ogni cosa! Dio ti dia tutta la gioia del Suo Volto ed ogni benedizione! Così possa anch’io darti tutta la mia, come gli altri figli la loro!

Carissima Mina, attendo presto una tua lettera e sto bene ed ho di nuovo un po’ di colore alle guancie. Tu dimmi di te, come facesti dal treno, mi dà tanta gioia sapere i tuoi pensieri e stati d’animo e tutte le cose tue, come atto di fiducia reciproca, e dono; anche se è quasi atto di umiltà, (secondo la consueta scala dei valori,) l’aprirsi di una madre a una figlia!!

Statti bene e Dio ti benedica. Io ti voglio tanto bene e ti mando tanti tanti dolci baci e un tenero abbraccio.

Tua:
Gondina