22 Agosto 1965
Via Zandonai, 43
Roma
Carissima Mina,
Come mai non ho ancora tue notizie dirette? Non hai forse ricevuto il mio precedente espresso?
Cara Mina, come passi questo tuo soggiorno a Punt’Ala? Lavori? Come ti trovi? C’è ancora il cameriere Ernesto e tutti gli altri dell’anno scorso o è cambiato tutto? Vedi gente di conoscenza?
Quanto a noi di Roma: la Nonna, Zio Camillo e Zia Guendalina – dalla quale ero stata a colazione qualche giorno prima – sono venuti un pomeriggio (nonostante il forte temporale… ci vuole giusto la Nonna!) da me, ed hanno preso un caffè ed apprezzato molto il luogo!
Venerdì invece è venuto Jacopo a colazione portando tonno Arrigoni: aveva preparato fagioli alla toscana e prima spaghetti, cocomero ghiacciato per dopo. È rimasto contento e soddisfatto. A parte queste visite…
Giusto ora suona il campanello (ore 12!) e arriva il tuo espresso! Evviva! Grazie per tutte le notizie e l’affetto di sempre che mi dai e che rispondono esattamente alle mie domande precedenti. Che bella sorpresa, la lettera di domenica!
A rigore logico, ora, quanto ti chiedo è sorpassato, ma perché far perdere di immediatezza a una lettera riscrivendola? Così, carissima Mina, continuo da dove ho interrotto: ti raccontavo che, a parte queste visite, la mia vita è alquanto quieta e ritirata ma viva e piena.
Il lavoro prosegue bene, ed in questi giorni, essendo il mio Boss, ancora via mi dedico soprattutto alla schedatura e alla sistemazione della biblioteca, il che mi interessa alquanto. Ho fatto pure una ricerca, giorni fa, per la quale sono stata quasi sempre alla biblioteca della R.A.I.
Che dirti, Mina carissima? Se il tuo occhio è una lente del mondo interiore, la realtà che vivi, le riflessioni che fai, la vita che ti anima, è fecondata dal mondo intimo che ti nutre, e ti è difficile comunicare l’esterno senza l’interno, unificati come sono dalla Vita che ti avvolge, ti illumina, ti sostiene. Allora, inevitabilmente ti parlerei di Colui che è la Causa e il Fine delle cose e che ci è così vicino e così interiore, anche quando non ne abbiamo consapevolezza. Ti parlerei di quel Dio che conosci bene… e allora anziché parlare io, ché forse userei toni che al tuo orecchio sarebbero sgradevoli o importuni, lascio te alla conoscenza, alla vita – che è ricerca e apertura continua a tutte le creature di Dio.
E qui, possiamo già ora – se non altro (ed io credo però, per molto di più) per il fatto che esistiamo e ci vogliamo tanto bene – incontrarci; anche se un giorno, forse ci potremo maggiormente comprendere e comunicare, vicendevolmente. Ma già ora, il tuo amore, perché sincero e convinto, perché materno, partecipa del Suo; e così il mio che può amarti più e meglio di prima perché può amarti anche con una dimensione, che al di fuori del Cristo, non ci è propria.
Ma adesso, non voglio rischiare di tediarti: a volte il silenzio è il miglior rispetto e il migliore amore; a volte lo è la parola. Forse non ci è sempre possibile avere la misura giusta, ma quel che conta è che tu sia certa che non ti sono, in nulla estranea, né tu a me, e che ricambio pienamente e con gratitudine tutta la tenerezza del tuo affetto. Un grosso, affettuosissimo abbraccio e a presto!
Gondina
Ciao Mina cara!
Baci
P.S.
Col libro, per favore!




